Moving Cities
Riguardo “Moving Cities”

Riguardo “Moving Cities”

“Moving Cities Map” è la prima mappa del suo genere ad offrire informazioni approfondite su 28 città solidali progressiste e sulle loro strategie di accoglienza per migranti e rifugiati in 10 paesi europei. Esamina 50 fra gli approcci locali più interessanti ed efficaci, fornendo una panoramica di tutte le città europee attive e delle reti più progressiste.

“Moving Cities Map” è un progetto interamente nuovo e in costante aggiornamento, e i suoi obiettivi sono la raccolta dati e il networking. Se la vostra città ha adottato un approccio progressista alle politiche migratorie ma non è rappresentata sulla mappa, vi invitiamo caldamente a inviarci la vostra candidatura.

Chi c’è dietro Moving Cities?

L’idea del progetto risale al 2019 e sorge da un processo di networking europeo che ha coinvolto 20 organizzazioni della società civile: queste avrebbero poi formato il consorzio “From the Sea to the City.” Seebrücke è a carico dell’attuazione di questo progetto, con il sostegno delle fondazioni tedesche Rosa Luxemburg Stiftung, Heinrich Böll Stiftung e Tesseræ. Sono molte altre, tuttavia, le città che partecipano al progetto.

Qual è l’obiettivo di Moving Cities?

Le città e i comuni di tutta Europa hanno dimostrato che una politica migratoria alternativa non è solo possibile, ma che ha addirittura già preso forma. Grazie alla ricerca, la segnalazione e il networking fra questi pionieri municipali, nonché alle loro reti e ai più efficaci programmi di respiro locale, la “Moving Cities Map” mira a cambiare le politiche migratorie europee. Mentre le riforme nazionali ed europee si trovano in fase di stallo da anni, più di 600 comuni, dalla Polonia al Portogallo, stanno adottando politiche migratorie solidali. Dozzine di città stanno rispettando i propri impegni grazie a soluzioni locali e politiche di accoglienza innovative.

Cosa rende Moving Cities unica?

Benché le città siano divenute attori politici sempre più attivi nel dibattito europeo sulla migrazione (e abbiano formato numerose reti nazionali e transazionali per la cooperazione e lo scambio di conoscenze), fino ad ora non era mai stata fatta una mappatura estesa e facilmente accessibile di tutte le strategie, dei punti chiave e delle attività dei comuni e della società civile.

Qual è il pubblico di Moving Cities?

Questo sito è inteso come strumento per quei comuni e organizzazioni della società civile che siano in cerca di ispirazione e di strategie per aggiornare le politiche migratorie locali. Mediante l’offerta di informazioni su esempi reali di pratiche di accoglienza alternative, diamo un contributo ai processi transnazionali di apprendimento reciproco fra i comuni di tutta Europa. Il nostro obiettivo è quello di migliorare la capacità dei singoli comuni di agire a livello locale e di fungere da cassa di risonanza all’interno del dibattito europeo sulla migrazione.

Perché vi focalizzate sulle città?

In tutta Europa, rappresentanti cittadini e amministrazioni stanno prendendo posizione contro le politiche migratorie altamente restrittive dell’Unione europea e dei suoi Stati membri. Molte città si sono dichiarate luoghi di asilo e porti sicuri per le persone in movimento. Città spagnole, francesi, olandesi, tedesche e italiane si sono rese attive in tal senso, soprattutto in riferimento al blocco delle operazioni civili di soccorso in mare. Grazie ai loro diversi approcci progressisti, molte città europee sono divenute un banco di prova per le nuove politiche inclusive e, pertanto, per la democratizzazione della società urbana. Politici, amministratori e organizzazioni della società civile di queste città vantano esperienza concreta nella coesistenza di residenti di lunga data e nuovi arrivati, e sono inoltre un luogo ove intraprendere esperimenti sociali, sperimentare processi creativi dal basso e dar vita a una cooperazione efficace fra società civile e amministrazione.

Qual è il ruolo della società civile in questo contesto?

Con l’obiettivo di consolidare il ruolo delle città quali attori politici europei e di dare risalto al lavoro da esse svolto, ci siamo focalizzati sulle strategie locali che hanno ricevuto sostegno da parte delle città stesse. Vogliamo sottolineare, tuttavia, che nella maggior parte dei casi sono state le iniziative della società civile a svolgere un ruolo preponderante, spingendo le città ad adottare politiche migratorie più progressiste e solidali. Innumerevoli iniziative della società civile in tutta Europa sono cruciali ai fini dell’elaborazione di politiche migratorie di respiro sia locale che europeo: non le abbiamo incluse in questo progetto soltanto per via del campo di applicazione di quest’ultimo.

Come mai elaborate politiche “inclusive”?

Abbiamo deciso di elaborare politiche “inclusive” piuttosto che di “integrazione” perché, per noi, il termine “integrazione” può avere delle implicazioni problematiche. La parola “integrazione” è spesso accompagnata dall’idea di assimilazione dei migranti e rifugiati, in una sorta di processo unilaterale di adattamento a strutture preesistenti e non negoziabili. Con il termine “inclusione”, invece, vogliamo dar enfasi all’idea di un processo basato sulla reciprocità e la possibilità di partecipazione politica attiva. Utilizziamo comunque il termine “integrazione” quando è esplicitamente incluso nel nome o nella descrizione di una strategia locale.